La gente dovrebbe essere interessata a cosa accade ai suoi simili, e in effetti lo è. Del Baobab e altre storie.

Oggi le persone del Baobab hanno subito l’ennesimo sgombero da via Cupa. In Comune non lo chiamano neppure così, fanno finta di niente, dicono che vogliono pulire, identificare, disinfestare, ma intanto sgomberano e denunciano. E’ dall’anno scorso, quando gli chiusero il centro, che li sgomberano, dopo avere promesso ascolto hanno incomprensibilmente e inesorabilmente chiuso tutte le porte.

Un nugolo di persone resistenti ha raggrumato più volte e in più luoghi quantità notevoli di solidarietà che ogni volta è stata spazzata via subito dopo essere stata raccontata su giornali nazionali e internazionali e avere raccolto attenzione e sostegno da tanta società civile, dalla cultura dal giornalismo dallo spettacolo e pure dalla politica e dall’imprenditoria, ma niente da fare, l’assistenza ai transitanti in fuga da guerre e povertà non s’ha da fare in nessuna forma. Una storia inspiegabile. Un’altra.

La gente dovrebbe essere interessata a cosa accade ai suoi simili, e in effetti lo è.

Alcuni lo fanno in maniera professionale, i medici, i giornalisti, gli artisti, per fare degli esempi, altri in maniera miltante, gli attivisti. Le due modalità non sono esclusive e a volte si intersecano. Fortee sta in una di queste intersezioni.

Gli autori scelti da Fortee agiscono socialmente. Nel loro segno c’è un sapere e il loro tratto non è mai neutro. Non è neppure didascalico però, non è l’illustrazione di un’istanza. Incarico degli autori è unicamente fare una bella tshirt, non per qualcuno o qualcosa o per dire questo o quest’altro. Le connessioni vengono poi, ed è poi sempre un piacere vedere quanto naturalmente vengano.

Le azioni sociali si occupano degli ultimi, che portano con sé mondi poco divertenti, fatti di sofferenze e di fughe, ma pure di rivolta, di empowerment, di valori. Storie che vanno narrate, di persone alle quali va data voce e rappresentazione e rappresentanza. Il linguaggio visivo è un linguaggio comune, così è l’arte di strada, luogo di intersezione culturale e sociale, anche rabbiosa

Con Guido Volpi, una volta fatta la maglietta, si è deciso di aiutare i MEDU, i Medici per i diritti umani, gente che lavora qui in Italia, che gira con il camper clinica mobile a dare assistenza sanitaria a chi non ce l’ha, soprattutto nei “campi” e in aggregazioni spontanee di povertà e migrazione. Volontari che aiutano chi è in stato di bisogno, e così lo stato di salute dell’intera collettività. Quando con Aka B si è deciso di sostenere il Baobab a Roma non ha certo stupito che le due associazioni fossero insieme in via Cupa. Perché in via Cupa c’era, e c’è, bisogno, e in via Cupa ci è passata, e ci passa, mezza Roma a dare una mano.

Medu è anche nei campi dei braccianti di pomodori e di arance e di tanto altro made in Italy, ed è anche nel Ghetto di Rignano Garganico. Dove trasmette Radio Ghetto, che si è scelta con Danijel Žeželj. E’ una storia di radio anche quella del Centro Giuseppe Impastato di Palermo, sostenuto con la tshirt di LRNZ aka Lorenzo Ceccotti, che non riceve finanziamenti pubblici per scelta in terra ancora oggi di Mafia, che viene da Radio Aut. Storie di reti sociali, a partire da quella più rappresentata di tutte, andata in scena a Genova 15 anni fa e lì processata e condannata, per non dimenticarlo c’è il sempre prezioso Giuseppe Palumbo.

Tutto torna.

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