Succede in Bangladesh, in una delle più grosse fabbriche di filati, che riforniscono le aziende occidentali. Sì, è difficile distinguere da qui. Ma qualcosa si può fare. Per esempio guardare le etichette. Lo facciamo con il cibo e siamo diventati fiscalissimi, impariamo a farlo anche coi vestiti: non necessariamente devono essere a chilometro zero, ma ci sono organizzazioni internazionali che certificano che le aziende non impiegano bambini e che orari e salari siano garantiti entro determinate soglie minime. E soprattutto impariamo a farci delle domande, a non eluderle, quando compriamo magliette a 4 euro nelle grandi catene (neanche all’ingrosso possono costare così quando vengono da filiere controllate).

Questo pezzo è stato pubblicato ieri dal Guardian, l’originale si legge qui.

In Bangladesh la polizia ha arrestato un lavoratore di un’azienda tessile con l’accusa di aver torturato a morte un ragazzino di nove anni con un compressore. E’ il secondo caso in meno di un anno, riferisce un funzionario.

Sagar Barman, che lavorava in un’azienda tessile a Rupganj, a sud di Dhaka, è morto per lesioni interne questa domenica. La sua famiglia accusa otto lavoratori dell’azienda di aver azionato il compressore dopo averlo messo nel retto del ragazzino.

Sagar era uno dei milioni di lavoratori minorili nel povero Bangladesh, molti dei quali sono impiegati in lavori rischiosi.

“Abbiamo arrestato un assistente del funzionario amministrativo dell’azienda. Stiamo ricercando altri accusati, inclusi tre responsabili della produzione che sono stati citati nel caso” ha detto il capo della polizia di Rupganj, Ismail Hossain.

Alcune ore dopo l’arresto la polizia ha fatto irruzione nella fabbrica, una delle più grandi del Paese, dove ha trovato 27 lavoratori-bambini, alcuni dei quali minori di 14 anni, ha spiegato Hossein.

“I bambini sono stati rimandati alle loro famiglie. C’erano circa 4000 lavoratori nella fabbrica” ha specificato, aggiungendo che la polizia sospetta che i bambini lavoratori impiegati in tale fabbrica fossero di più.

La polizia sta ancora cercando il proprietario dell’azienda e i responsabili, che sono fuggiti dopo la morte del ragazzino e dovranno affrontare l’accusa di aver impiegato manodopera minorile.

L’ispettore di polizia Jasim Uddin, che sta investigando sull’omicidio, ha riferito che i lavoratori più anziani erano arrabbiati con il ragazzino e con suo padre, che lavora nella medesima fabbrica, per essere entrati in una zona proibita.

Il bimbo era andato a fare delle pulizia vicino a un compressore della fabbrica, che rifornisce filati alle aziende tessili che fanno abbigliamento per marchi occidentali.

“Hanno inserito un ugello ad alta pressione nel suo retto e hanno azionato il macchinario. Sagar è stato subito ferito gravemente ed è stato trasferito in ospedale a Dhaka, dove è morto qualche ora dopo” ha detto Hossaid.

Questo fatto segue l’uccisione di un tredicenne avvenuta nello stesso modo lo scorso agosto nella citta del sudest Khulna, che ha scatenato violente proteste con la richiesta di giustizia per il bambino. Per quel caso, due uomini sono stati condannati a morte.

In luglio ci sono state inoltre manifestazioni nazionali dopo il linciaggio di un altro tredicenne, legato a un palo e picchiato a morte dopo essere stato accusato del furto di una bicicletta.

Sei uomini sono stati condannati a morte per l’omicidio, avvenuto a Syleth, che è stato ripreso in video e caricato nei social. Il ragazzino implorava di non essere ucciso.

Per le industrie dell’abbigliamento e di altro è proibito assumere lavoratori minori di 18 anni. Ma l’Unicef stima che 4,9 milioni di bambini, dai 5 ai 14 anni, lavorino nelle tante industrie del Bangladesh, buona parte dei quali in condizioni pericolose e con paghe molto basse.

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